MICHEL et ZIBI – Enzo D’Orsi

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15,50

Un pomeriggio di fine ottobre, Platini e Boniek sono seduti in un caffè di Torino. Sono stati catapultati in Italia dopo il mondiale 1982, per far vincere alla Juve la coppa dei Campioni. Tra i due stranieri nasce subito un’amicizia, lunga ormai quasi quarant’anni. Un rapporto costruito sulla sincerità. Critiche, oltre che sorrisi, ma vitalizzato dal rispetto e dalla stima. Michel e Zibi hanno scelto di sopravvivere insieme in maniera elegante. Non rifiutano le discussioni, né gli inviti a casa di qualche compagno, ma sanno soprattutto di poter contare l’uno sull’altro. Una polizza scudo di fronte ai pericoli della convivenza in un club così rinomato. Alla Juve, per prenderli in giro, li chiamano Fraternité e Solidarnosc.
Diversi, ma uguali. Specie quando si tratta di dialogare palla al piede. Platini sa trovare strade che sul campo altri non sono capaci di vedere. E lì spedisce il pallone per Boniek, veloce come una saetta e fulmineo nelle scelte. Uno nato nella ricca e austera Francia, raffinato di modi e di pensiero. L’altro, oltre cortina, prigioniero di un regime che gli sottrae metà dei guadagni. Entrambi europei, ma di un’Europa divisa dalle ideologie, separata dalle diverse economie e culture, capaci insieme di far brillare l’Europa juventina nelle magiche notti (purtroppo una anche tragica) di coppa dei Campioni.
“Michel et Zibi” di Enzo D’Orsi, che conosce bene i due campioni e i due uomini, è un libro di calcio e amicizia.

Prefazione di Riccardo Cucchi.

3 recensioni per MICHEL et ZIBI – Enzo D’Orsi

  1. Andrea Cocchi

    Un tuffo meraviglioso negli anni ’80 del calcio italiano. Ricordi, dialoghi (veri o verosimili), gol, assist illuminanti e squarci di poesia su un campo di calcio. Boniek e Platini, due simboli di quegli anni irripetibili. Il racconto di Enzo D’Orsi, testimone oculare di quella Juve trapattoniana, è da consigliare sia a chi ha avuto la fortuna di vivere quelle partite dal vivo o in televisione sia a chi ha avuto la fortuna di nascere dopo. Ma non sa quello che si è perso.

  2. Francesco M.

    Ho ricevuto pochi giorni fa il libro attraverso la mia libreria, e l’ho divorato. Sono uno juventino e andavo al Comunale quando c’erano questi due grandi giocatori. Giocavano bene, era una grande squadra anche se non riuscì a vincere la Coppa Campioni come noi tifosi volevamo. Boniek e in maniera particolare Platini mi hanno entusiasmato, nel libro ho ritrovato alcune giocate che avevo visto e ho avuto la conferma della loro intesa. Il racconto mi è piaciuto, ritengo solo eccessivo il prezzo di copertina.

  3. Alfredo Giovannini

    A me questo libro è garbato molto, perché mi ha fatto ringiovanire di colpo. Sono tornato agli anni in cui la Juventus era il centro della mia vita, la seguivo dovunque, da tifoso individualista. Sono stato anche all’estero, ma purtroppo con la mentalità di allora, con le idee di Trapattoni, dovevamo pensare a difendere e poi a cercare il gol. Platini e Boniek insegnarono ai compagni in che modo bisognava giocare anche fuori casa. Non sapevo che i due giocatori fossero anche molto amici. Platini, ritengo sia stato il migliore della nostra storia, nonostante altri giocatori abbiano dato tutto alla nostra causa. Era un campione unico.

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