i Mondiali di Gino #15

Qualche giorno fa ho letto che “l’Italia ha bisogno di Cassandre”, ma non immaginavo che ci si riferisse anche all’Italia del pallone. Avrei tanto voluto sbagliarmi, invece ci ho preso. Confesso che un così compatto fronte di entusiasmo patriottico mi aveva messo in crisi, come può capitare a un professore che ritiene di aver avuto in sorte una classe di somari e scopre agli scrutinii che per i suoi colleghi i suoi allievi sono dei mezzi geni. Avevo detto che non era consigliabile affidarsi alla coppia di centro area sia per la difesa sia per l’impostazione del gioco, che la manovra d’aggiramento in attacco non poteva essere lasciata all’iniziativa dei difensori laterali, che il continuo passarsi e ripassarsi la palla indietro e in orizzontale era qualcosa di diverso dal calcio. E avevo ragione.

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C’è ancora chi dice che contro la cenerentola Costa Rica “non abbiamo ripetuto la bella prova contro gli inglesi”. Non è vero, abbiamo fatto lo stesso gioco, la stessa insopportabile “melina” per 90 minuti, solo che questa volta Balotelli ha messo la palla fuori anziché dentro e Marchisio non ha indovinato il corridoio da fuori area; e, siccome non c’è fine al peggio, il primo tiro in porta l’abbiamo fatto al 32’ anziché al 18’. Ora ci attende una partita-spareggio: con questo non gioco, che non voglio credere sia raccomandato da Prandelli (è ridicolo, fra l’altro, partire con un attaccante e finire con quattro), non avremmo speranze contro il “pistolero” Suarez. Mi domando se in Brasile vi sia un black-out televisivo: gli azzurri hanno visto come giocano Olanda e Francia?

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Gino Franchetti

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