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Euro2016 #10 – INTERVISTA A ROBERTO QUARTARONE

BUDAPEST, HUNGARY - NOVEMBER 15: Goalkeeper Gabor Kiraly of Hungary celebrates as his team take a 1-0 lead during the UEFA EURO 2016 Qualifier Play-Off, second leg match between Hungary and Norway at Groupama Arena on November 15, 2015 in Budapest, Hungary. (Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

Roberto Quartarone, nato a Catania nel 1986, è giornalista per “La Sicilia” e “Quotidiano di Sicilia” e ha fondato il blog BasketCatanese.it. Ha scritto “Il libro d’oro del basket catanese” (2013) ed è coautore di “Tutto il Catania minuto per minuto” (2010). Ha recentemente pubblicato il libro “Due eroi in panchina”, la storia dei due allenatori ungheresi Géza Kertész e István Tóth-Potya, unitesi alla resistenza e uccisi dai nazisti.

Hai seguito l’Ungheria con particolare interesse visto il tuo ultimo lavoro Due Eroi..? Ti aspettavi un girone del genere?

Sì, la sto seguendo; anche se non ho Sky ho visto gli highlights delle partite e le foto allo stadio di Zoli e Tomi, due amici ungheresi. Simpatizzo sia per loro che per gli islandesi e i polacchi.
Il lato positivo di quest’allargamento dell’Europeo e del “tabellone sbilanciato” della fase a eliminazione diretta è che possiamo finalmente vedere qualcosa di diverso; mi aspettavo qualche sorpresa, ma non immaginavo comunque che l’Ungheria, assente dal 1972, riuscisse a dare spettacolo. Di questo Europeo ci ricorderemo non solo partite inedite, ma anche risultati che fanno storia e la ribalta di giocatori mai sentiti e che probabilmente mai più sentiremo. È evidente che questa situazione non premia le Nazionali più titolate, ma ci regala delle storie da raccontare: credo che il 3-3 in Ungheria-Portogallo farà versare litri d’inchiostro in futuro. Su Belgio-Ungheria, non do un pronostico, ma l’impresa ungherese è possibile: mi ha deluso molto la squadra di Wilmots contro l’Italia, ma un pezzo del mio cuore rimane a Bruxelles, dove ho vissuto.

C’è un personaggio che racconteresti di questa Ungheria?

Ammetto che conosco poco gli attuali calciatori in maglia rossa, sono molto più affascinato dalle storie di grandi come Puskás, Hidegkuti o Guttmann. Mi ha incuriosito molto il portiere, Gábor
Király: è l’unico che ricordo da un’Ungheria-Italia 2-2 di 16 anni fa, mi aveva colpito la sua famosa tenuta (una tuta vintage che personalmente utilizzerei solo nelle sere d’inverno, triste e solo davanti a una tazza di tè). Ho visto qualche “meme” di sfottò su internet anche per l’aspetto fisico e per l’età, ma è bellissimo metterlo al fianco di uno come Cristiano Ronaldo. Lo sport è sport, al di là dei tatuaggi, della “tartaruga” e degli steroidi, dei parrucchini e degli scarpini firmati.

Eroi in panchina a questi europei ce ne sono? Chi sono i tuoi due allenatori preferiti?

Per fortuna in Europa non ci sono più “eroi in panchina” come Kertész e Tóth, non ce n’è bisogno. Si può essere dei professionisti bravissimi senza avere paura del futuro né dover fare delle scelte che mettano davanti al bivio vita o morte. Per cercare personaggi del genere, dovremmo andare a scavare nella storia di quei paesi in guerra, dove lo sport è un lusso. Come allenatori direi banalmente Joachim Löw, meritatamente campione del mondo e candidato numero uno al titolo europeo, e il sempiterno imperatore Fatih Terim: quando ho sentito che era ancora lui il ct della Turchia, speravo di leggere tra i convocati l’indimenticabile Hakan Şükür.

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Alberto Facchinetti

Alberto Facchinetti

Nato in provincia di Venezia nel 1982. Laureato presso l’Università di Padova con una tesi sul giornalismo sportivo, ha esordito nel 2011 con “Doriani d’Argentina” (ristampato nel 2013 in una versione ampliata e aggiornata). Nel 2012 è uscito “La Battaglia di Santiago”. Con Edizioni inContropiede ha pubblicato nel 2014 “Il romanzo di Julio Libonatti” e nel 2015 “Ho scoperto Del Piero – La storia di Vittorio Scantamburlo”. www.albertofacchinetti.it

2 risposte su “Euro2016 #10 – INTERVISTA A ROBERTO QUARTARONE”

Ieri, presso l’ITIS Marconi di Gorgonzola, ho assistito alla trasposizione teatrale di “Due eroi in panchina” portata in scena da due bravi attori (Antonio e Riccardo, non ricordo i cognomi) e sono rimasto affascinato dalla storia di questi due eroi ungheresi, che probabilmente non hanno avuto neanche in patria il giusto riconoscimento per quello che hanno fatto. Sicuramente leggerò il libro per poter approfondire meglio la storia di questi giocatori-allenatori. Bravi i due attori, ma bravo anche l’autore del libro che ha sicuramente faticato per recuperare informazioni in Ungheria.

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