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Euro2016 #7 – INTERVISTA A ALFREDO SEBASTIANI

Gol-Milik-650x364Alfredo Sebastiani è un allenatore professionista, insegnante di Educazione Fisica, docente Coni, Aiac e universitario. Ha vinto vari campionati, il più importante quello di serie C2 alla guida del Sudtirol, ed è stato Assistant coach di Beppe Sannino al Watford. Ha la passione della scrittura e in uscita entro l’anno un giallo ambientato nel mondo del ciclismo amatoriale.

Mister, qual è il modulo utilizzato maggiormente dagli allenatori in questo Europeo? C’è un motivo secondo te?

I sistemi di gioco con quattro giocatori in difesa prevalgono su quelli a tre. Dal centrocampo in avanti invece, c’è molta varietà, segno evidente del fatto che gli allenatori sono sempre più preparati e sanno proporre variazioni senza essere legati a dogmi. Premesso che ogni sistema di gioco seppure uguale nell’assetto di partenza, può essere interpretato in maniera differente, a me piace dividere i moduli in classici e romantici. I classici sono quelli organizzati in ogni dettaglio che però hanno il limite che quando vengono compresi dall’avversario entrano in crisi, tengono poco in considerazione gli interpreti ed hanno nella loro struttura eccessivamente collaudata il proprio punto debole. I romantici invece, possono sempre riservare qualche sorpresa, rischiano ma entusiasmano, coinvolgono lo spettatore in partite al cardiopalma ed esaltano le individualità. In questo momento le squadre dell’Est sono romantiche, risultato sempre aperto e talenti a briglia sciolta. Le squadre più pericolose sono quelle che uniscono le due caratteristiche come la Spagna e l’Italia. Delle due attualmente preferisco l’Italia perché quando vogliamo sappiamo essere più classici dei tedeschi, ma quando serve ci trasformiamo in romantici pronti a rischiare tutto per la vittoria ed infiammiamo a sorpresa con giocate indimenticabili.

Detto questo, un vecchio allenatore, quando un critico gli fece osservare di essere messo male in campo, rispose: “Embè perché te la prendi con me? Io in campo li ho messi bene, quando l’arbitro ha fischiato si sono mossi!”.

Da questo Europeo stanno uscendo delle novità tattiche interessanti?

La novità è che gli allenatori hanno imparato a non far esprimere gli avversari nel modo che questi desiderano. Quando si riesce a snaturare il gioco dell’avversario si è già a buon punto. Con le mie squadre cerco di proporre un’idea chiara di gioco ma non dimentico che esistono anche gli altri e che impedirgli di esprimersi come vogliono è già mezza vittoria. È una prova di maturità e personalità. In questo devo dire che le nazionali più preparate stanno lasciando il segno. Guardate l’Italia, come in una partita bruttissima contro la Svezia, sia però riuscita a non far giungere un pallone giocabile a Ibra o come sia riuscita ad anticipare tutte le giocate dei belgi la cui forza si è vista nei pochi sprazzi in cui non siamo riusciti ad arginarli. In questo gli inglesi secondo me non cresceranno mai, riescono a perdere delle partite già vinte.

La squadra che sta facendo il calcio che più si avvicina al tuo?

Ho seguito per anni la filosofia spagnola che reputavo vincente prima che lo avesse ancora dimostrato. Mi piace l’idea che hanno di non buttare mai via la palla, di giocare corto in attesa che si aprano gli spazi desiderati e la repentina pressione alla riconquista della palla appena persa. Il rispetto delle individualità nella Spagna viene coniugato al gioco di squadra dove tutti continuamente collaborano in un sistema collaudato. Questo consente una grande forza espressa dai reparti e la possibilità di godersi talenti come Iniesta che per me resta il centrocampista attualmente più forte in circolazione. Poi mi piace il modo in cui occupano il campo, centrali difensivi aperti, terzini alti e play basso che viene a prendere palla in zona centrale. Avanti grande interpretazione in quello che sembra un 1-4-3-3 ma che in realtà muta continuamente grazie alla fantasia degli interpreti.

Quale giocatore ti ha sorpreso tecnicamente?

A parte i mostri sacri, tento delle previsioni sui giovani. Tra i portieri Courtois del Belgio il 24enne gigante del Chelsea alto quasi due metri con un’agilità da gatto. Tra i difensori il 25enne Schar della Svizzera in forza all’Hoffenheim in Bundesliga. Tra i centrocampisti il 22enne Dier dell’Inghilterra e del Tottenham. Tra gli attaccanti il 22enne Milik della Polonia attuale giocatore dell’Ajax.

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Alberto Facchinetti

Alberto Facchinetti

Nato in provincia di Venezia nel 1982. Laureato presso l’Università di Padova con una tesi sul giornalismo sportivo, ha esordito nel 2011 con “Doriani d’Argentina” (ristampato nel 2013 in una versione ampliata e aggiornata). Nel 2012 è uscito “La Battaglia di Santiago”. Con Edizioni inContropiede ha pubblicato nel 2014 “Il romanzo di Julio Libonatti” e nel 2015 “Ho scoperto Del Piero – La storia di Vittorio Scantamburlo”. www.albertofacchinetti.it

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