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Euro2016 #11 – INTERVISTA A ROBERTO BRAMBILLA

Julian-Draxler-GermanyRoberto Brambilla, giovane giornalista milanese, lavora per Mondo Futbol, giornale online che da un anno si occupa di calcio internazionale attraverso reportage e approfondimenti, e collabora con la redazione sportiva dell’Avvenire. Conosce bene la lingua tedesca e segue da vicino le vicende del calcio in Germania. Ha scritto un libro sul pallone nella Ddr che uscirà a breve.

Che differenze ci sono tra la Germania di oggi e quella del Mondiale 2014? Può arrivare in fondo anche questa volta?

La Germania di Euro 2016 è costruita (ovviamente) sulla base di quella del 2014 e dal punto di vista dei titolari, a eccezione del “nuovo” Jonas Hector e del “risorto” Mario Gomez, è la stessa, anche se per ora i risultati e il gioco sono stati meno entusiasmanti. In più il ct Joachim Löw sta inserendo alcuni giovani, come Joshua Kimmich. Leroy Sané e Julian Weigl provenienti da buone prestazioni con i club. Loro rappresentano il futuro più o meno immediato della squadra. Su dove possa arrivare la Germania, non so se vale la regola di Lineker per cui “alla fine vincono i tedeschi”. La testa mi dice che la Germania può arrivare fino in fondo grazie a solidità e talento, il cuore, visto che i tedeschi si potrebbero incrociare con l’Italia, spera di no.

Che indicazioni ti sono arrivate da Germania-Slovacchia?

È stata la miglior partita della Nationalmannschaft fino ad ora ad Euro 2016. Anche se la Slovacchia ha lasciato molto campo ai tedeschi, la prima mezz’ora è stata devastante. Tanta pressione, possesso palla e verticalità che spaventerebbero molte squadre arrivate fino ai quarti. Ci sono giocatori come Draxler che stanno crescendo e possono risultare decisivi nelle partite più difficili.

Quanto c’è di Germania Est in questa Germania?

Dal punto di vista calcistico poco, come al di là dell’anomalia RB Lipsia, il calcio della ex DDR è quasi sparito dalla Bundesliga. In tutta la rosa di Euro 2016 c’è un solo giocatore, nato nella Germania Est e cresciuto nei primi anni della Riunificazione tra Rostock e Greifswald ed è Toni Kroos. A parte i numeri quello che è molto diverso è il modo di intendere il calcio. Al di là della comune solidità all’Est era quasi sempre solo “fisico”, nella squadra di Löw l’elemento più evidente e caratterizzante è invece la qualità.

Con un europeo a 24 squadre, la Germania dell’Est avrebbe potuto qualificarsi a questo campionato?

Considerando i giocatori in attività nati in quella che era la vecchia Ddr un’ipotetica nazionale della Germania Est in Francia ci sarebbe stata, magari passando per gli spareggi. Avrebbe avuto un buona difesa con Schmelzer (Borussia Dortmund), Robert Huth (Leicester) e Tony Jantschke (Borussia Mönchengladbach), Kroos in mezzo al campo e un discreto attaccante come Nils Petersen del Werder Brema e una promessa come Paul Seguin davanti. Pensando invece al passato alcune generazioni calcistiche della DDR come quella degli Anni Settanta (Ducke, Sparwasser, Croy, Kreische) o come quella a cavallo della Riunificazione, a Euro 2016 (Sammer e Kirsten) avrebbero fatto un’ottima figura.

L’altra squadra di lingua tedesca, l’Austria, ti ha deluso?

Molto. Consideravo la squadra almeno da ottavi di finale, soprattutto guardando il girone che sembrava più che abbordabile. A mio parere Alaba e compagni hanno pagato tante disattenzioni individuali (il rigore contro l’Islanda su tutti), qualche uomo non in condizione e tatticamente la mancanza di uno che facesse gioco davvero. Come parziale consolazione, il talento non manca e la squadra può crescere nei prossimi anni.

Stasera Italia-Spagna, come la vedi?

Sotto il profilo puramente tecnico e di qualità della rosa la Spagna è nettamente superiore all’Italia, ma confido nelle capacità di Conte di mettere in campo, come nelle prime due partite, una squadra compatta e grintosa, capace di pressare e aggredire bene il loro possesso palla. Sarà una battaglia e credo, sembra una frase fatta, che la deciderà un episodio. Ma non chiedermi pronostici…

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Alberto Facchinetti

Alberto Facchinetti

Nato in provincia di Venezia nel 1982. Laureato presso l’Università di Padova con una tesi sul giornalismo sportivo, ha esordito nel 2011 con “Doriani d’Argentina” (ristampato nel 2013 in una versione ampliata e aggiornata). Nel 2012 è uscito “La Battaglia di Santiago”. Con Edizioni inContropiede ha pubblicato nel 2014 “Il romanzo di Julio Libonatti” e nel 2015 “Ho scoperto Del Piero – La storia di Vittorio Scantamburlo”. www.albertofacchinetti.it

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