burrascoso

LeParole (che non dico più) #1 Burrascoso (Jvan Sica)

Quando il portiere perdeva la palla e si creava un nugolo inestricabile di gambe, mani, braccia, cosce, teste e forse piedi. Quando un calcio d’angolo stava per essere battuto al 90’ e la squadra di casa era sotto per 1-2. Quando l’arbitro fischiava un rigore più che dubbio ad una squadra che aveva appena protestato per un fallo a centrocampo. Quando un terzino qualsiasi spingeva a gioco fermo l’ala sinistra e tutti quanti volevano dire la loro ovviamente con le mani.
In tutti questi casi i vecchi telecronisti e giornalisti di carta usavano un termine ormai abbandonato: burrascoso.
Quando sentiamo burrascoso pensiamo al mare che frange i suoi flutti contro neri scogli, spruzzando verso l’alto tutta l’energia e la potenza della sua natura (giuro che è venuta poetica, ma voleva essere semplicemente didascalica). Se fate mente locale bene, per burrascoso penserete, vado a memoria, ad una mischia sotto porta dell’Anderlecht nella finale di Coppa Coppe 1989-90 durante la quale un po’ di giocatori della Sampdoria hanno cercato in tutti i modi di buttare la palla dentro trovando in continuazione qualche ostacolo davanti. Proprio alla fine di quell’azione, Pizzul usò quel termine, descrivendoci senza tante parole o urla quello che avevamo visto e poco avevamo capito per via del tifo accanito.
Adesso l’aggettivo burrascoso è sostituito da un altro aggettivo molto più piatto e meno colorato e ricco di rimandi, pazzesco. Pazzesco oggi vale per il turbinio in area di rigore, viene usato da solo senza nessun sostantivo (Viene così: “Palla al centro e… PAZZESCO!… e basta) ma anche per le vecchie staffilate, diventati tiri pazzeschi, per le acrobatiche parate, che diventano interventi pazzeschi e per i falli da codice rosso che diventano anche in questo caso interventi pazzeschi (come si può vedere, intervento e pazzesco sono multifunzionali). Se proprio il pazzesco non vuole essere usato i telecronisti utilizzano anche bagarre, senza aggiungere nient’altro. “Che bagarre!” si dice, lasciando poi alle immagini l’evidenza e la portata del casino. In questa rubrica ricordiamo le parole del calcio che forse non verranno più usate. Ma aspettiamo con ansia un telecronista che riprenda il termine burrascoso perché se una cosa è burrascosa, difficilmente potrà essere pazzesca.

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Jvan Sica

Jvan Sica

Nato a Salerno (1980) è uno scrittore con il desiderio di portare la letteratura sportiva sugli scaffali migliori delle librerie. Ha scritto “L’Europa nel pallone. Stili, riti e tradizioni del calcio europeo”, “Una stella cometa. Biografia di Andrea Fortunato”, “Italia, 1982”. Con Edizioni inContropiede ha pubblicato "ARRIGO. La Storia, l’idea, il consenso, la fiamma". E' uno degli autori di "Le Olimpiadi del 1936", spettacolo teatrale portato in scena da Federico Buffa.