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IlRomanzoDiDiego #1 Intervista a Pedro Pasculli (Alberto Facchinetti)

Chattare con Pedro Paolo Pasculli su Whatsapp per organizzare quest’intervista mette i brividi. Il pensiero va alla chat che l’ex calciatore argentino, ora allenatore, condivide con i “Campeones 86” e al messaggio audio che Diego Maradona ha inviato  qualche mese fa ai suo compagni.

 

 

Pasculli, sette stagione con il Lecce, città dove tuttora vive, fa di diritto parte della chat. Dopo essere stato decisivo per la qualificazione, in Messico giocò due partite e agli ottavi fece il gol con cui l’Argentina sconfisse l’Uruguay. Poi Bilardo preferì giocare con un centrocampista in più, el Negro Enrique, e Pasculli seguì il resto della competizione dalla panchina.

Come è stato quel mese in Messico?

Il Mondiale 1986 è stata un’esperienza fantastica. Il massimo traguardo che un calciatore può raggiungere. Eravamo un bel gruppo, creato attorno a Diego. Abbiamo vinto contro tutti, in Argentina avevamo la stampa contro, tutti ci considerava scarsi. Ce l’abbiamo fatta con il sacrificio e con tanta voglia.

Anche Passarella faceva parte di questo gruppo?

Passarella è una persona perbene e intelligente. Un professionista, allora già molto esperto. Diciamo che non ha fatto gruppo, ma nemmeno lo ha rovinato. Con Maradona prima erano amici, poi qualcosa tra loro si è rotto. In Messico la squadra ha fatto una riunione con la quale si è chiarito tutto.

Valdano da che parte stava?

Valdano è anche lui molto intelligente, lo chiamavamo il professore per la sua cultura. Lui era amico di Maradona e di Passarella, allora era più vicino a quest’ultimo. Ma ripeto in quella famosa riunione abbiamo sistemato tutto. Valdano poi è stato fondamentale, dentro e fuori dal campo.

Si sentiva sicuro di andare ai Mondiali?

Io avevo fatto bene durante le qualificazioni, ma l’unico sicuro di andare in Messico era Maradona.

Com’era il suo rapporto con Diego?

Maradona è una brava persona. Io non giudico nessuno, per noi compagni ha sempre dato tutto. Ora è un po’ che non lo vedo, ma penso sia rimasto uguale.

In Messico condividevamo la camera, ci conoscevamo da tempo. Avevamo giocato insieme nell’Argentinos Juniors e prima ancora con l’Under 20 che poi avrebbe vinto il Mondiale in Giappone nel 1979. Menotti non mi convocò per la fase finale, in quel ruolo c’era Ramon Diaz che era un suo uomo. Ci andò invece Barbas che invece rimase fuori nel 1986. Io e Diego giocavamo già entrambi in Italia. Nel 1986 Diego era consapevole che quello doveva essere il suo Mondiale.

Io ho visto i gol più belli di Maradona dalla panchina (non sono mai stato in tribuna), quello col Belgio è stato strepitoso, per la dinamica dell’azione e perché mentre stava per cadere ha avuto la freddezza di incrociare il pallone sull’altro palo.

Il gruppo che è diventato campione del Mondo è diventato anche una chat in Whatsapp.

Ci siamo in pratica tutti. Olarticoechea, Pumpido, Giusti, Valdano… certo certo c’è anche Diego, ogni tanto interviene pure lui.

Passarella c’è?

No

E Ricardo Bochini, che ha dichiarato di non sentirsi campione del mondo?

Sì, sì. El Bocia c’è. Lui è un fenomeno, è stato l’idolo di Diego. Sapeva di non poter giocare molto con Maradona davanti a lui. Ma ha fatto gruppo. Lui è un personaggio. Molto orgoglioso per quanto era popolare e stimato nel futbol argentino, allora e pure adesso.

Burruchaga c’è?

Sì, il Burro è una persona buona. Un uomo di poche parole.

Lei è cresciuto al Colon, poi il trasferimento all’Argentinos Juniors.

Lì sono stato capocannoniere e ho vinto il campionato. Poi sono stato sostituito, quando mi ha preso il Lecce, da Borghi, anche lui in Messico nel 1986.

E Argentinos-Boca le dice nulla?

Vigilia infuocata. Il Boca è il Boca. Gatti era un personaggio, cercava di innervosire gli avversari. Diego non rispondeva. Gatti probabilmente aveva paura di quel ragazzino. Diego sapeva che doveva andare a giocare lì, era tifoso del Boca. Poi ne fece quattro, uno più bello dell’altro. Io ero in campo.

Maradona, Borghi, Ricardo Paciocco. Ha giocato con tre maghi della rabona. Chi è stato il migliore?

È una giocata così spontanea che è difficile fare classiche. Borghi in ogni caso era bravissimo. Ma magari ci sono altri giocatori meno famosi che la facevano ancora meglio.

 

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Alberto Facchinetti

Alberto Facchinetti

Nato in provincia di Venezia nel 1982. Laureato presso l’Università di Padova con una tesi sul giornalismo sportivo, ha esordito nel 2011 con “Doriani d’Argentina” (ristampato nel 2013 in una versione ampliata e aggiornata). Nel 2012 è uscito “La Battaglia di Santiago”. Con Edizioni inContropiede ha pubblicato nel 2014 “Il romanzo di Julio Libonatti” e nel 2015 “Ho scoperto Del Piero – La storia di Vittorio Scantamburlo”. www.albertofacchinetti.it