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Cosa fa oggi Felipe Sodinha? Intervista all’ex calciatore brasiliano

sodinhaFelipe Sodinha è quel brasiliano pieno di talento che lo scorso gennaio ha detto “basta non gioco più, soffro troppo”, pur avendo solo 27 anni. Aveva commosso tutti allora, Felipe, con il post su Facebook con cui aveva dato l’addio al calcio. E altrettanto struggente era stata la lettera di Serse Cosmi, allenatore del Trapani, squadra che aveva sotto contratto il calciatore.
Sodinha era arrivato in Italia nel 2007, un osservatore brasiliano dell’Udinese aveva intercettato a Jundiaì questo ragazzo con addosso la maglia del Paulista Futebol Club. A Udine s’erano accorti subito che il piede sinistro non era di quelli che si vedono tutti i giorni, nemmeno sui campi d’allenamento friulani dove sono abituati ad avere sotto gli occhi campioncini. Non era sfuggita però nemmeno la facilità con cui il ragazzo metteva su peso, chili che poi faceva una fatica tremenda a smaltire. Questo problema con la bilancia sommato a delle articolazione fragili fragili (in tutto cinque le operazioni alle ginocchia) ha compromesso una carriera che poteva essere ben altra cosa. Dopo Udine ha girovagato parecchio: Bari, Paganese, Portogruaro, Triestina, veloce ritorno in Brasile e tre anni a Brescia dove ha giocato 61 partite, segnato 5 gol, facendo di tanto in tanto numeri incredibili. Infine una manciata di presenze con il Trapani di Cosmi e il ritiro doloroso, per lui e i suoi estimatori, dal calcio.

Ora sei tornato a vivere a Jundiaì, come si sta nella città in cui sei nato?
Bene, è una città tranquilla. Io mi diverto anche qui, ma preferisco in ogni caso l’Italia. Mi fa molto piacere quando sento che lì non mi hanno dimenticato.

Hai smesso definitivamente col pallone?
In realtà gioco tutti i giorni con gli amici. Futebol a 7, mi diverto molto e mi piace seguire le partite in tv ogni volta che posso. Vorrei rimane ancora nel mondo del calcio, non so ancora precisamente con quale ruolo. Potrei fare l’allenatore oppure l’osservatore…

Nel post con cui hai dato l’addio al calcio, hai parlato di persone che ti hanno fatto stare male.
Ora non soffro più. Tutte le cose negative che mi sono state dette mi hanno fatto diventare una persona più forte di quella che ero prima. Alla gente che mi ha offeso devo voler bene, sono diventato quello che sono anche grazie a loro. Dio mi ha fatto così, mi ha dato il dono di voler bene a tutti.

Felipe, hai messo la testa a posto! A Brescia ti ricordano come un playboy impenitente. Ogni volta che tornavi dal Brasile, con te c’era una ragazza diversa e giuravi al direttore Gigi Maifredi che sarebbe stata quella giusta.
Grande Gigi! Sì, ero una testa di cazzo, ma da mesi con me c’è Dio e mi trovo benissimo, meglio di prima. E l’anno prossimo mi sposo.

È di Maifredi la definizione “Sodinha è un Renato Pozzetto con i piedi di Maradona”.
Hahaha. Magari avere i piedi di Maradona.

E di Pozzetto hai mai visto un film?
No, a dire la verità no.

Serse Cosmi ha appena dichiarato al Guerin Sportivo: “Se parliamo di classe pura, non ho mai allenato nessuna alla sua altezza. Se fosse stato fisicamente al cento per cento sarebbe emerso non soltanto in serie A ma anche in squadre di altissimo livello”.
Il mister mi fa sempre emozionare. Lui, Vanoli nella Primavera dell’Udinese, Calori a Brescia hanno sempre cercato di aiutarmi dentro e fuori dal campo, parlandomi ogni volta con il cuore in mano.

Alberto Facchinetti

Se volete conoscere meglio il Brasile, vi consigliamo la lettura del libro di questa casa editrice “Scusa se lo chiamo futebol” di Enzo Palladini.

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Alberto Facchinetti

Alberto Facchinetti

Nato in provincia di Venezia nel 1982. Laureato presso l’Università di Padova con una tesi sul giornalismo sportivo, ha esordito nel 2011 con “Doriani d’Argentina” (ristampato nel 2013 in una versione ampliata e aggiornata). Nel 2012 è uscito “La Battaglia di Santiago”. Con Edizioni inContropiede ha pubblicato nel 2014 “Il romanzo di Julio Libonatti” e nel 2015 “Ho scoperto Del Piero – La storia di Vittorio Scantamburlo”. www.albertofacchinetti.it