alviero chiorri

Alviero Chiorri, il calciatore beat che ama Cuba

“Se Chiorri avesse un decimo del cervello di una persona normale sarebbe stato il più grande di tutti i tempi”. Fulvio Bernardini

“Alviero Chiorri. Aveva qualità tecniche e atletiche a livello dei più grandi”. Marcello Lippi

“Faccio riferimento ad Alviero Chiorri: nelle sue giocate racchiudeva tutto, era geniale. Lo erano anche Baggio e Mancini, ma lui un po’ di più. Dentro quel giocatore c’era il poeta, l’artista e anche lo scultore.” Renzo Ulivieri

“Alviero era nato per giocare al calcio: era stato baciato da Dio; ricordo che in una partita d’allenamento sostituì Garella in porta e parò altrettanto bene. Senza dare colpe a nessuno, non è stato aiutato nella crescita”. Gian Piero Ventura

 

È la primavera del 1976 quando al Palalido di Milano Francesco De Gregori, che l’anno prima aveva pubblicato il suo capolavoro “Rimmel” portandolo per 40 settimane in classifica, viene “processato” da un gruppo di contestatori chi gli imputa di essersi venduto al music business. Qualche mese prima è stato rovinato uno show di Lou Reed, e vagli tu a spiegare a un musicista americano il motivo per cui un concerto debba essere gratuito e magari senza cachet per l’artista. In giugno la rivista Re nudo organizza “Il festival del Proletario giovanile” con Finardi, Area e molti altri. Al Parco Lambro è un disastro a livello organizzativo, una Woodstock italiana in ritardo di sette anni e finita male. Va ancora peggio al concerto di Ravenna organizzato dai giovani comunisti di Massimo D’Alema, dove ci scappa pure il morto. Da questo momento in avanti gli appassionati di musica non avranno occasioni per assistere a molti live, De Gregori si eclissa e gli stranieri non vengono in tour da noi. La prima sarà Patti Smith nel 1979 a Firenze. È il 10 settembre, ormai sta finendo il più lungo decennio del secolo breve.

In quell’estate del 1976 al ristorante Edilio di Genova, vicino allo stadio Marassi, si raduna la Sampdoria per andare in ritiro. Alla spicciolata arrivano un po’ tutti. Marcello Lippi, che sembra il Paul Newman dello Spaccone, Gianfranco Bedin, Domenico Arnuzzo e gli altri veterani. Carlo Bresciani, Titti Savoldi e tutti i nuovi acquisti. Poi abbronzatissimo arriva all’appuntamento un ragazzo di 17 anni, bello come una statua greca. Ha un testone di cappelli ricci, la camicia aperta sul petto dove spuntano alcune catenine hippie. Alviero Chiorri al lobo sinistro ha un orecchino. L’allenatore della Sampdoria Eugenio Bersellini forse non ne ha mai visto uno addosso ad un uomo, indossato da un calciatore sicuramente no, beh tantomeno da uno dei suoi. Quando vede il ragazzo avvicinarsi con la borsa blucerchiata in spalla, quasi gli prende un colpo.
“Da dove vieni dalla spiaggia?”

Alviero è in imbarazzo, l’estate l’ha passata davvero al mare, ma non è che ora arrivi – direttamente – dal litorale. Oggi si è vestito così, perché è il look che ha tenuto nei mesi estivi. Perché cambiare proprio oggi, le temperature a Genova sono ancora calde. No, non voleva stupire i giornalisti, non voleva far sospirare le ragazzine, non voleva fare arrabbiare il mister. Alviero ci teneva solo a essere puntuale. “Quando si gioca a calcio?”

“Alviero, ma come cazzo ti sei vestito, vai subito a cambiarti”.

Eugenio Bersellini è un uomo tutto d’un pezzo. È il Maurizio Merli di “Italia a mano armata”. Ha 40 anni, è un allenatore giovane, ma è un uomo dei decenni precedenti. Non contesterebbe mai un cantautore perché suona sotto compenso, ma neanche si straccerebbe la tuta perché un ex membro dei Velvet Underground non viene più a suonare in Italia. Bersellini però sa riconoscere, quando si trova nel suo ambiente, quello del pallone, se alla sua vista appare un talento. Qualche mese prima infatti ha fatto esordire in Coppa Italia contro la Fiorentina questo romano della Primavera, preso dalla Pro Roma grazie all’occhio sempre attento di Cherubino Comini. Contro i viola Alviero ha fatto ammattire il suo marcatore Moreno Roggi. È nata una stella? La Sampdoria ha bisogno di sognare, è una squadra operaia a cui presto sarebbero toccati in sorte anni di serie B. La società è ancora povera e Paolo Mantovani fa ancora solo da addetto stampa. Un talento come Alviero, ribattezzato per la classe estrema ma anche per il modo di fare nella vita, il Marziano, è una promessa di felicità. Con Alviero ce la possiamo fare. Chissà un domani magari vincere pure lo scudetto. Sono solo sogni, certo. Ma ora si possono fare, soprattutto se con un suo gol si batterà il Milan a San Siro. Bersellini dice: “Alviero è nato per giocare a calcio” e infatti quando passa all’Inter, che poi invece si prende Beccalossi, lo mette nella lista della spesa. Ma a bloccare il trasferimento è Paolo Mantovani. “Io compro la Sampdoria, ma Alviero deve rimanere dei nostri”.

Chiorri un po’ pagherà l’etichetta del ribelle che gli mettono addosso fin da questo primo raduno doriano. Un po’ ci mette del suo quando rifiuta a una convocazione in Nazionale in vista del primo Mondiale under 20 della storia, che si disputerà in Tunisia. È il 1977, il campionato è finito, il Viareggio da protagonista con la Primavera è vinto. Ora ha solo voglia di godersi le vacanze. Altro che Nazionale sogno di ogni calciatore. Alviero è il ragazzino che ai tabelloni di Ragioneria scopre di essere rimandato in Diritto a settembre. No, l’estate non può finire prima ancora che sia iniziata.

“Mi dispiace non posso venire, ho già prenotato le vacanze al mare con gli amici”. Per una questione di caparra all’agenzia di viaggio, Chiorri decide di non partecipare al torneo che in futuro rivelerà al grande pubblico campioncini come Maradona, Romario, Ronaldinho, Xavi e Messi. In federazione non la prendono benissimo, Italo Allodi se lo avesse tra le mani in questo momento farebbe di quei riccioli una poupette per la scuola parrucchieri.

Chiorri non lo fa apposta, non lo fa per il gusto di provocare. Non è un musicista punk, genere che proprio in quei mesi sta nascendo a Londra e qualcosa si sente anche in Italia, soprattutto a Bologna dove al Dams muovono i primi passi gli Skiantos di Freak Antoni.

 

Lui vuole vivere come i suoi coetanei. Bersi un drink, fumarsi una cicca, farsi una bella scopata. Alviero è un bel ragazzo, non ha il fisico da abatino breriano, ne ha solo i piedi. Le donne di Genova stravedono per lui. Si sposa comunque molto giovane, le società di allora (Boniperti alla Juve è una specie di agenzie matrimoniale, meglio di Marta Flavi) spingono i suo dipendenti a sposarsi giovani. Un single è più a rischio di fare bella vita. E così 21 anni si sposa anche l’Alviero. Ma l’indole rimane quella. Non è un ribelle, vuole solo fare la stessa vita che fanno i suoi coetanei. Uscire alla sera senza guardare l’orologio. Ha un buon feeling con compagni più giovani, ha rispetto dei vecchi come Lippi e Arnuzzo ma preferisce un’altra compagnia di giro, quella composta non da calciatori ma da ragazzi comuni, l’autista, il figlio dello spazzino, quello che non ha ancora capito che lavoro faccia. Diventa buon amico anche con Vittorio De Scalzi, dieci anni più di lui, sampdoriano di nascita e leader dei New Trolls, il loro prog sta prendendo via via connotati sempre più pop. Alviero frequenta lui e il gruppo in un bar di Genova. “È un pazzo furioso”, solo che a dirlo non il calciatore di serie A al musicista di successo della band, ma il contrario. Alviero è solo un ragazzo molto sensibile.

Alla Samp fa parecchi anni di B, qualcosa di A. Gioca un po’ di derby, ne vince alcuni senza riuscire a segnare mai. Anzi una volta a fare gol è il suo marcatore storico Fabrizio Gorin, ed è la beffa delle beffe. Un anno va in prestito al Bologna, ritorna. Orami la Sampdoria sta diventando grande: Mancini è già blucerchiato. Sarebbe arrivato anche Vialli, per Chiorri non c’è più posto. E proprio in quella transazione di mercato finisce alla Cremonese.

“Alviero, sei stato la più grossa delusione della mia vita. Il mio collega della Cremonese è un amico, con lui starai bene”. E così dopo essere stato il pupillo di Mantovani diventa il pupillo di Luzzara. Alviero è un “buono”, uno che sa farsi volere bene ma non perché sia un leccaculo, perché è un puro.

Diventa idolo anche alla Cremonese, scarpa da 13 sulla sinistra, scarpa da 6 tacchetti sulla destra: sì, è un Marziano. Poi però inizia a sentirsi male. Qua al petto sente qualcosa, quando è al campo non sta così male, il pallone gli piace sempre, manca proprio la voglia di alzarsi al mattina. È la depressione. Siamo sul finire degli anni Ottanta. Il mondo, non solo quello del calcio, non è più quello di una volta. Ha bisogno di una pausa. Finirà di giocare un paio d’anni più tardi, ovviamente dopo un Sampdoria-Cremonese. E si trasferirà a Cuba, farà due figlie con due donne diverse. Ritornerà in Italia, tra Ostia e Fregene comunque al mare, per assistere la madre dopo la morte di papà.

“Lo faccio volentieri, però in Italia si sopravvive. A Cuba si vive, ogni tanto ci ritorno e in futuro spero di passarci la vecchiaia. Là i ritmi sono lenti, c’è il bar dove non sanno che sono stato un giocatore e le partite a calcio tra amici. Non si può spiegare”. Nel 1973 l’economista e filosofo tedesco Ernst Friedrich Schumacher scrive un libro di successo “Piccolo è bello”. Alviero Chiorri è filosofo senza libri, un uomo semplice, che ha scelto di vivere la semplicità.

Alberto Facchinetti

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